Stupro : maggioranza in stallo e tensioni

Stupro : maggioranza in stallo e tensioni
In Parlamento si respira un’atmosfera nervosa. La maggioranza ritira il provvedimento sul consenso, che si attendeva di passare rapidamente in votazione. Lo strappo segue rapidissimo all’accordo politico tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, siglato il 12 novembre. Le opposizioni avvertono il colpo con vivacità, e la data scelta dal destino per l’urto è proprio un’effige della lotta alla violenza sulle donne : il 25 novembre. Fumano subito gli animi. Un accordo politico che si sgretola Il disegno di legge sul consenso doveva risultare un segnale bipartisan. Il testo avrebbe dovuto stilare la definizione dello stupro sulla negazione del consenso libero. La Camera aveva già dato opera senza contrasto alcuni giorni addietro. Il Senato avrebbe dovuto ratificare la norma senza emendamenti. La maestranza brama un ritocco dell’aggettivo “attuale”. Quindi il testo ritorna alla Camera per una terza lettura. Una giornata parlamentare divisa in due Il 25 novembre il Presidente Mattarella tiene il discorso. Incita all’uso di un linguaggio rispettoso ed educato. Il Governo non chiede il rinvio del ddl sul consenso. La Lega sollecita approfondimenti tecnici. Ma in molti sospettano una scelta diretta di Conte. Meloni ribadisce la necessità di interventi contro la violenza. I sospetti su un intervento della premier Meloni fa notare l’attenzione alle donne che patiscono violenza. Sottolinea la centralità della persona libera. Tace, ma, sulla vicenda. del Ddl sul consenso. Alla legge sul femminicidio, e unicamente a lei, attribuisce la certezza che sia prioritaria. Le opposizioni pongono in evidenza questo silenzio con un’alzata di spalle politica. Il clima tale da dentro il gruppo governativo prendo un trasparente colore di tensione. Schlein chiede il rispetto degli accordi La segretaria Pd ha votato il documento sul femminicidio. La partito della sinistra riconosce la coerenza con accordi presi. Il fatto che abbia avuto colloquio col Ministro Meloni stamane. Chiede colla massima energia la interpretazione dell’articolo 2° dell’intesa 12 novembre. Rifugge dall’esprimere un giudizio sulla risposta del Presidente del Consiglio. La riconosce come gravissima. Le opposizioni lasciano la commissione Giustizia Il centrosinistra denuncia la decisione un arretramento alquanto evidente; i gruppi abbandonano il Senato per protesta; la Camera chiede la sospensione immediata dei lavori; il Pd denunzia una rottura del patto politico recente; e si chiede un chiarimento diretto alla ministra Roccella. L’opposizione parla di maggioranza divisa e confusa. Accuse interne e tensioni crescenti La deputata del Partito Democratico Michela Di Biase esprime con forza il suo dissenso nei confronti della maggioranza. Secondo lei, Giorgia Meloni sarebbe stata addirittura contraddetta dalla sua stessa coalizione. In particolare, individua nella Lega la forza politica che avrebbe determinato questa improvvisa svolta. Inoltre, Di Biase ravvisa nell’accaduto una circostanza ancor più grave per le donne del Paese. A suo avviso, il peso delle lotte interne alla destra produce un clima di contrapposizione sterile che, di conseguenza, rischia di danneggiare in modo serio la tutela delle vittime. Per questo motivo, protesta con veemenza contro il continuo rinvio delle decisioni, percependo una tensione crescente che ostacola ogni reale progresso. Le perplessità della Lega e dei partiti alleati Giulia Bongiorno, da parte sua, difende apertamente la scelta del rinvio. Ritiene infatti che il testo presenti ancora diverse lacune e, per questo, propone una votazione definitiva entro il 31 novembre. Allo stesso tempo, la Lega continua a chiedere modifiche con fermezza, mentre anche Fratelli d’Italia e Forza Italia mostrano dubbi improvvisi e inattesi. Intanto, il Senato osserva come ogni anno un minuto di silenzio, un gesto simbolico che, tuttavia, contrasta con l’incertezza politica del momento. Dati allarmanti sul femminicidio L’Istat pubblica dati durissimi sulle violenze del 2024.
Il 91,4% delle 116 donne uccise è vittima di femminicidio.

La maggior parte muore per mano di partner o ex partner.
La fascia più colpita è quella tra i 75 e gli 85 anni.

I dati contraddicono il mito dell’aggressore straniero.
Si contano anche 25 bambini rimasti orfani.

Di fronte a questi numeri drammatici, la questione si allarga a tutto il Paese.

  Una questione che riguarda il Paese intero Il dibattito sul consenso torna al centro dello scontro politico.
Le associazioni chiedono una riforma chiara e moderna.
Le famiglie delle vittime reclamano risposte immediate.

L’incertezza istituzionale genera frustrazione diffusa.
Molti temono che la battaglia contro la violenza possa rallentare.

Il Paese ora attende di capire quale sarà la prossima mossa del governo.

La frenata sul Ddl consenso crea uno shock politico immediato. La giornata del 25 novembre lascia un segno profondo. Le tensioni interne alla maggioranza emergono con forza. Le opposizioni chiedono trasparenza e rispetto degli accordi. I dati Istat ricordano però l’urgenza del problema. La tutela delle donne resta una sfida decisiva. Il Paese attende ora una scelta chiara e definitiva. Per leggere altri articoli sulla politica clicca qui

Atekson

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