L’aumento dei prezzi alimentari in Italia
L’inflazione alimentare ha avuto ripercussioni durature sul Paese, con un aumento del 25% dei prezzi dal 2021 rispetto al 14% dell’economia complessiva. Di conseguenza, l’impatto sul potere d’acquisto delle famiglie è tanto più pesante in quanto grava sulle più modeste. Come spiegano molti analisti economici, esiste un legame con lo shock energetico (durante i picchi dei prezzi, una parte dei costi di produzione viene scaricata sul consumatore). Ma il peso del costo della produzione è altrettanto presente…
Italia 2025: comprendere l’esplosione del costo dell’alimentazione
L’inflazione alimentare in Italia segna +3,7% a settembre 2025, con un incremento del 24,9% dal 2021. Le famiglie a basso reddito destinano oltre il 20% del budget al cibo, con aumenti record per frutta e verdura (+32,7%), latticini (+28,1%) e cereali (+25,5%). Lo shock energetico 2022-2023 continua a pesare sui costi di produzione, erodendo il potere d’acquisto e modificando le abitudini di consumo degli italiani.

Le cause strutturali dell’aumento dei prezzi
Le ragioni dell’inflazione alimentare in Italia sono multiple e durature. In primo luogo, si può citare lo shock energetico: l’aumento del 31,4% dei prezzi dell’energia a febbraio 2025 incrementa i costi di produzione sia agricoli che industriali. Allo stesso tempo, le catene di approvvigionamento sono molto provate: i costi di trasporto, stoccaggio e produzione sono sempre più elevati e si ripercuotono sul prezzo dei prodotti di base. Sebbene si assista a un netto rallentamento dell’inflazione generale (1% nel 2024), i prezzi alimentari restano dinamici. Questa inerzia indica che le tensioni sui costi di produzione pesano ancora sul bilancio delle famiglie italiane.
Gli impatti sulle famiglie italiane
La progressione dell’inflazione alimentare erode il potere d’acquisto delle famiglie italiane, specialmente dei più poveri che dedicano una parte sempre più importante del loro budget all’acquisto di cibo. Di fronte alla pressione di prezzi alimentari sempre più elevati, la maggior parte delle famiglie modifica sempre più i propri comportamenti, acquistando prodotti meno costosi e riducendo il consumo di prodotti freschi, aggravando così le disuguaglianze sociali.
Prospettive: un’inflazione alimentare che dovrebbe stabilizzarsi
Le previsioni per l’inflazione alimentare, il cui assestamento è previsto attorno al 3,2% entro la fine del 2025, si inscrivono tuttavia in un contesto di incertezza. La principale minaccia che pesa su questa previsione è l’evoluzione dei prezzi dell’energia e delle materie prime. In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e incertezze climatiche, i costi di produzione resterebbero soggetti a pressioni al rialzo. Da qui la necessità di rimanere vigili, poiché il minimo shock sui mercati dell’energia o del settore agricolo potrebbe far regredire la situazione verso la delicata condizione in cui si trova il potere d’acquisto degli italiani.

L’inflazione alimentare in Italia ha contribuito a ridurre il potere d’acquisto e ad esacerbare le disuguaglianze. Sebbene si speri di raggiungere una stabilizzazione attorno al 3,2% entro la fine del 2025, la determinazione del suo percorso dipende anche dall’instabilità dei prezzi energetici. L’economia non smorzerà l’attenzione delle famiglie né dei politici.